Creatività e Pace

Nel discutere della Creatività come modo di vivere, emerge la prima caratteristica della creatività stessa. Essa deve essere vissuta personalmente, è una dimensione strettamente personale attraverso cui fluisce pienamente tutta l’individualità della persona. Tale flusso proveniente dall’interiorità si presenta come una reazione a catena del richiamo dell’interiorità. Io non posso vivere per te, in nessun modo, la tua Creatività. Tu non puoi vivere la mia. Analizzando questa realtà della Natura, siamo faccia a faccia con una realtà scioccante che non può essere negata: la prima richiesta che la Creatività ci pone è di essere vissuta pienamente, egoisticamente. Vivere pienamente ed egoisticamente la propria Creatività, porta la personalità verso la fioritura della Natura, come stato di bellezza estetica nella primavera. In tale modo fiorisce la nostra personalità.

 

Guardando verso la Natura, sentiamo i battiti del cuore della bellezza e dell’armonia, sentiamo i passi danzanti dell’equilibrio che appartiene alla Natura e l’occhio dell’Anima vede arcobaleni. Allora chiediamoci: in quale modo la Natura arriva a fare questo miracolo? La risposta a questo interrogativo profondo ci presenta una realtà stranissima: in Natura la bellezza e la fioritura trovano la loro base nella violenza ed è una violenza senza pietà. Che cosa fa nascere questa violenza?

Ogni tipo di blocco che interferisce con l’essere in Natura, inteso in termini di autoespressione, agisce come catalizzatore per la violenza. Osserviamo il seme della rosa. Lo mettiamo sotto terra. Perché il seme sia se stesso, la sua vitalità creativa rompe dapprima il guscio, poi con violenza penetra nella terra, ne rompe la superficie, mette fuori la sua testa e così nasce il gambo. In una seconda fase, la vitalità creativa della rosa rompe il gambo e nasce il bocciolo di rosa.

Esso ha attraversato tutte queste battaglie legate all’autoespressione della vitalità che apparteneva al seme della rosa. Quando esce il bocciolo, comincia a fiorire la danza della sua apertura e solo la musica di Bach, così trascendentale, può essere paragonata a tale fioritura. La rosa ha superato tutte le barriere con violenza e nasce come simbolo dell’autorealizzazione, emanando il profumo della bellezza, dell’armonia e della pace. Ogni entità della Natura, spina, filo d’erba, o mela nata in Paradiso, affronta questa battaglia per essere. Tale battaglia non rimane però confinata all’entità individuale, ha conseguenze collettive.

Dobbiamo considerare la sociologia della Natura e chiederci, ad esempio: per quale ragione esplode il vulcano? Per eliminare il soffocamento della vitalità. Quando esplode, esso non pensa a quante lacrime fluiranno, a quanti alberi cadranno, a quanti uomini moriranno.

Così il fulmine, per vivere la propria vitalità esplosiva, non pensa, nemmeno per un attimo, a quanto dannosa sarà il suo colpo agli altri esseri. Non si rende conto di quante piante, uccelli, uomini e donne moriranno quando l’aria, sotto la pressione atmosferica, diventerà tempesta.

Allo stesso modo, un fiume in alluvione guarda solo alla propria finalità per arrivare al mare, nemmeno un pensiero è rivolto ai buoni vicini che potrà portare verso la morte.

Possiamo concludere che è l’espressione dell’essere e del divenire a far nascere la violenza e la dinamica della violenza protesta contro ogni barriera posta alla sua espressione che definiamo Creatività.